L'albero è radicato nel cielo
Performances
5.05.2026 — 8.05.2026
Presentazione della documentazione
9.05.2026 — 22.11.2026
Giardini della Biennale
Calle Giazzo, 32
30122 Venezia VE
The project was conceived and developed by young musicians, philosophers, and poets from different countries who believe it important to present the project as a result of collective thought rather than highlighting their names. The project is coordinated by the Gnessin Russian Academy of Music
Simone Weil,
La persona e il sacro
«È solo dalla luce che scorre costantemente dal cielo che l’albero può trarre l’energia per conficcare le radici profondamente nel suolo. In verità, l’albero è radicato nel cielo.»
Alexander Pushkin,
Ruslan e Ludmila
«Presso il mare c’è una quercia verde;
Una catena d’oro su quell’albero:
E giorno e notte un gatto sapiente
Cammina avanti e indietro su quella catena.
Quando va a destra, canta una canzone,
Quando va a sinistra, racconta una favola.
Là accadono meraviglie: il leschij
Vaga per i boschi; una sirena siede
Sul ramo della quercia;
Là, su sentieri ignoti e nascosti,
Si vedon tracce di bestie mai viste.»
In senso stretto, il progetto può essere visto come una passeggiata su un filo di possibilità; in senso più ampio, come la creazione di una situazione. In passato, i principali punti di riferimento per l'orientamento erano elementi del paesaggio naturale. Proponiamo un incontro "vicino all'albero". La figura mitica e anomala dell'albero, che trae forza dal cielo, esercita un'attrazione gravitazionale su persone provenienti da coordinate geografiche, culturali ed estetiche diverse. Qui avviene un incontro: elementi incongrui e conflittuali oscillano tra poli di serietà e tristezza, movimento e immobilità, riso e malinconia. Abbiamo cercato di riempire lo spazio con situazioni come ballare, imparare, ascoltare, scambiarsi sguardi timidi e rompere il muro di vetro. La durata prolungata è una caratteristica fondamentale del progetto: ci rivolgiamo a un visitatore ideale impossibile. Restate per ore, notate i dettagli, risolvete i nostri enigmi. Un'osservazione fugace, un evento casuale, un suono che permane potrebbero rimanere nella memoria, diventando un souvenir. Senza nascondere la nostra fragilità, vi esortiamo a prevedere il déjà vu e a ri-incantare il mondo.
Alcuni temi chiave del progetto:
quero escrever-te como quem aprende
happy encounter
creparidere
печаль моя светла
sweet perfume of a passerby
la plume verte la fenêtre ouverte
гениальный каприз
кружится вальса вихрь шумный
Anna Ganzha,
Quasi
§ 1
Quei frutti dell’improvvisazione musicale si sentono meglio quando vengono suonati con buoni strumenti. Eppure non chiameremmo buono uno strumento il cui suono copre quello degli altri, né uno troppo debole; definiamo buono lo strumento costruito da un maestro esperto e che produce un suono chiaro. Ma cosa dovremmo fare con uno strumento che ha un suono limpido, è stato costruito da un maestro, ma non trova il musicista capace di trarne suoni bellissimi?
§ 2
E cosa diremmo del suono di uno strumento a cui nessuno ha ancora dato un nome degno, pur essendo stato fabbricato da un maestro? Non esistono forse molti luoghi sulla Terra in cui le cose esistono senza essere ancora state nominate? E che accadrebbe se raccogliessimo alcuni di questi luoghi in un unico posto? Se lo strumento fosse fatto di legno con radici nei cieli, se creature divine cantassero sui suoi rami, e archetti e tasti vi fossero nascosti?
§ 3
Quale musica è migliore: quella che proviene dal centro verso la periferia, o quella che fluisce dalla periferia verso l’interno? Quale voce risuona più forte: quella che dimora, o quella che giunge da lontano? Chiameremo i compositori e chiederemo loro: cosa avete composto? E ai cantori delle pianure e degli aratri: qual è il suono del vuoto? Poi ai musicisti: da dove viene il ritmo? E agli artisti diremo: venite tutti! Poi diremo: silenzio, silenzio! E poi chiederemo: perché siete ammutoliti? Credete che qualcuno vi senta così?
§ 4
Quei pensieri e azioni nati nel quieto entrano più facilmente nell’eternità. Quel quieto risuona più forte che nasce nel silenzio. Quel silenzio è più eloquente che esprime una presenza. Tale presenza si rivela nell’essere e prende forma come situazione musicale: ecco ciò che è avvenuto. Ascoltate dunque ciò che è avvenuto, e udirete la luce passare tra i rami di un albero, e vedrete il brusio della folla fluire insieme.
§ 5
Quel luogo è più piano che si stende sotto il sole o la neve; quel suono si propaga più uniformemente che risuona nello spazio aperto. Quella terra è più desolata il cui nucleo bolle di plasma; quelle canzoni sono più tristi che non ricordano più di cosa parlano. La tristezza che non finisce passerà; la canzone che non suona fino in fondo sarà ripresa. La canzone che non ha raggiunto ascolto sarà udita; la parola della canzone germoglierà in foglie le cui bocche appena si sentono.