Giovanni De Donà

Dialogo tra Akron e Zemir

Z - Il tempo sembra non scorrere se non a scatti, siamo finiti dunque in una ruota dentata?

A - E il dramma della modernita...

Z- Prima era diverso?

A - Non ne ho idea. Immagino fosse piu legato ai cicli della Natura... dunque tutto piu sfumato,

come il crepuscolo, ventose primavere intervallate da rigidi inverni, che facevano la loro comparsa

anch'esse per gradi, fino all'esplicitazione di un mattino innevato, accompagnata da voci senza

riverbero, per ritrovarsi senza farci caso a sopportare calure estive, o affrontare forti burrasche che

rendono le storie degne di nota. Solo la vita se ne va in un istante.

Z - Che cosa intendi per istante?

A - Una risultante di vari processi volontari, operativi, decisionali e un pizzico di fortuito

accadimento, decide cosa e la storia, con la complicita della tua attenzione, e dei suoi diversi

fuochi. La comprensione avviene in un istante, come una scintilla che puo accendere un fuoco,

anche se l'accensione del fuoco, bisogna dire, puo essere determinata anche dalla tua volonta, e

non e in tal caso causa della tua attenzione, bensi ne sarebbe presupposto: chi non sa

concentrarsi, non riesce infatti ad essere attento.

Z - L'istante passa dunque da una lente?

A - Nella concentrazione delle radiazioni elettromagnetiche attraverso una lente si puo superare un

certo gradiente di energia, se cosi mi e concesso dire, tale da far scaturire una scintilla, da cui

nasce un fuoco, proprio in un istante!

Z - Ora pero stai giocando col fuoco...

A - Vedo che sei attento. Ti sei concentrato sul linguaggio. Il fuoco non e infatti solo un elemento,

ma anche non a caso il punto in cui il bilanciamento tra le lenti, che passa dall'ottica naturale

umana, dalla cognizione, e in grado anche di alterare leggermente risultati oggettivi imprecisi

(sfocati) per accostarli per necessita interpretativa ad un livello maggiore di nitidezza.

Z - Non esiste dunque oggettivita assoluta nella profondita di campo?

A - Esiste l'oggettivita assoluta della capacita o meno di vedere un'immagine a fuoco, e questo

dipende anche in parte dalla vista del soggetto, non solo da dimensioni e distanza, e dal piano

dell'immagine. Generalmente questa soglia e cosi bassa per cui la discussione sulla

relativizzazione della profondita di campo si traduce in un boomerang che investe il soggetto,

enattivamente coinvolto in questo gioco esperienziale. Ecco che in questo modo siamo costretti ad

affermare che il soggetto esiste, in quanto variabile attiva del processo della visione, e piu in

generale della comprensione. Siamo costretti anche a lasciare in pace il povero fenomeno, che

oggettivamente rimane tale e quale, dentro i suoi effettivi e indiscutibili parametri, a meno che non

si voglia negare la valenza della misurazione, e piu ampiamente della scienza in genere.

Z - Questo e un punto di vista...

A - Ti sbagli. Il punto di vista alberga nelle capacita di vista del soggetto, e cio non ha nulla a che

vedere con la precisione con cui puo essere misurato un determinato fenomeno con la

conoscenza di un determinato fenomeno, dunque con l'episteme. Il punto di vista ha a che fare

solo con la doxa, ed e utile alla politica, non alla conoscenza. Ad esempio, il colore giallo viaggia

su una lunghezza d'onda di 570-590 nm, ad una frequenza di 5,1 x 10 alla quattordicesima meno

5,3 x 10 alla quattordicesima Hz. Chiaramente sono andato a vederlo perche non lo ricordavo.... e

questo rimane tale fino a prova contraria. Se un qualunque soggetto, dal suo punto di vista,

dicesse di vedere invece il tale oggetto di colore verde, oppure arancione, ammesso che nella sua

testa l'arancione corrisponda a cio che si trova all'interno di una soglia comunemente accettata e

non abbia imparato a chiamare arancione un giallo piu carico, allora questo soggetto avrebbe

evidentemente problemi di vista legati all'ottica, oppure cognitivi, e in ogni caso sarebbe

consigliabile si facesse visitare, anche se la sua opinione potrebbe tenere impegnate delle persone

per un po’ in un'inutile discussione che non porterebbe a nulla, se non al fatto stesso di

intrattenerle per intrattenerle.

Z - E che problema sarebbe questo, dunque? Non si tratta forse proprio del piano di consistenza di

quegli enti immateriali comunemente detti “contenuti”, che popolano la rete?

A - Il problema sussiste effettivamente solo se si confonde questa artificiosa polarizzazione del

discorso con a conoscenza del fenomeno, arrogando la pretesa di poter liberamente confondere

un'opinione con la realta oggettiva dei fatti.

Z – Ben diverso in effetti da “l'art pour l'art”... Tornando invece alla ruota dentata della modernita, e

agli sbalzi ciclici e mai identici della natura... abbiamo lo scoccare istantaneo della scintilla che

genera il fuoco... ma in tutto questo svolgimento, il tempo e realmente discontinuo, oppure dipende

da un punto di vista?

A - Certamente non scorre come una melodia di fondo, ma e un fatto di coscienza secondo i

filosofi, e un fatto oggettivo secondo la scienza, anche se risulta assai improbabile provare a

concepire il tempo senza considerare il soggetto. Cio non significa tuttavia che si possa negare

allegramente il divenire, o confonderlo con la mistificazione della durata, senza finire a correre

dietro alle tartarughe...

Z - Sarebbe certamente periglioso.

A – Molti si ingannano senza rendersene neppure conto. Lo sai che la bora, il buran adriatico,

arrivano a ventate, e non soffia costantemente? Come e possibile allora stabilire la velocita del

vento? Bisognera fare una media... ma che senso ha una media se sono solo i picchi che causano

il rischio potenziale? Non e quello forse che ci interessa? E' chiaro che bisognera adottare

un'andatura oscillante se mai ci trovassimo a Trieste in quei giorni... e il tutto per cercare di

procedere in linea retta verso un approdo, senza errare inutilmente. Ma in fondo, procediamo mai

in linea retta?

Z - Stai cercando forse di portare il discorso sugli oggetti ideali e l'origine della geometria?

A - Sto cercando di evidenziare la condizione di necessita nella quale versa il soggetto, malgrado il

libero arbitrio. E' come la mira, che in affetti... non esiste! Nel tiro al piattello, ad esempio, disse

una volta un campione olimpico italiano di cui non ricordo il nome, devi colpire qualcosa che vola a

200 Km all'ora. E' un istante, ed e solo quell'istante, il kairos, il momento opportuno che racchiude

l'azione, e la sua conseguenza. Se la cosa accade significa che era possibile, indipendentemente

dal nostro calcolo, dalla nostra opinione, e dalla nostra conoscenza. Cio e dato dalla volonta di

agire in quel momento e in quel modo secondo capacita sviluppate dal soggetto. Parlo di un

soggetto che certamente sara arrivato la perche particolarmente portato e dedito, ma e il principio

di necessita che determina la condizione di esistenza, ed e il protendersi della volonta verso

l'istante del gesto che determina il risultato.

Z - Questo pero e determinismo... Io invece conosco gente che vince a freccette facendo centro

senza avere mirato. Utile errare, diversamente dallo sforzo di chi vaga senza meta nella bora.

A - Dono della contingenza, o capacita? Un'IA propenderebbe per stabilirlo su base statistica,

perche non saprebbe fare altro... E che cos'e dunque che avrei trascurato? Forse di dire che la

post verita e oscurantismo spacciato per liberta di espressione? Inevitabile. Oppure di dire che

oggi abbiamo attivisti che confondono con leggerezza “relativismo filosofico” con “relativismo

scientifico”, e che mascherando la sostituzione arbitraria di una doppia r con una doppia t provano

ad avere utilitariamente un po’ di seguito? E non sarebbe questo a sua volta un gioco necessario

nel bilanciamento delle parti, che poi “bilanciate” non saranno mai... altrimenti non si muoverebbe

nulla?!

Z – Queste sono preoccupazioni eccessive. Si tratta di trappole del linguaggio, che tuttavia a volte,

a ben vedere, o meglio, a ben intendere, rivelano la vera natura delle cose proprio attraverso

l'aberrazione del senso, fermo restando che un gesto utile rimane distinto da un gesto utilitario,

come lo strumento e distinto dallo strumentale...

A – Queste trappole rivelano dunque proprio per questo anche la natura obliqua dell'intenzione, e

dunque l'etica, ma torniamo al concetto di aberrazione. Stiamo andando di nuovo fuori rotta.

Parliamo piuttosto proprio dello scompenso originario, dello “sbilanciamento” che causa il

movimento del tutto...

Z – Il discorso messo in questi termini prende pero tinte quasi economiche, quasi volesse essere

trasposto in termini di scambi e ammortamenti... Per andare all'origine dovremmo rispondere

invece prima a questa domanda: aberrando stiamo dunque errando? Intendo... stiamo andando da

qualche parte... o stiamo sbagliando?

A - Entrambe le cose, ma parzialmente.

Z - Perche dunque dovremmo inseguire le stelle per trovare la retta via, se ci dovessero portare

nella direzione sbagliata?

A – Non completamente, e non e detto. Qui si tratta di direzione, e di intenzionalita, che prevede

un margine di accadimento necessario, incontrollabile e dunque imprevedibile, se non secondo

modelli statistici, spacciati per predizioni.

Z – Stai percio dicendo che la volonta di procedere in una determinata direzione seguendo un dato

paradigma di riferimento potrebbe condurre anche per sbaglio ad una soluzione giusta sebbene

imprevedibile?

A - Non parlo di serendipita, ma di oscillazioni del principio di necessita, che seguono l'evoluzione

dei parametri ma che comunque ne determinano allo stesso tempo l'evoluzione, in un rapporto

enattivo.

Z – Intendi argomentare attorno alla predestinazione? Al calcolo statistico? Oppure ancora...

attorno allo slittamento perpetuo del senso?

A - Sto parlando del ruolo centrale del soggetto nella determinazione del senso e dell'azione,

dunque essenzialmente dell'intenzione, e della volonta a procedere.

Z – Bene, procediamo: tutto questo potrebbe tradursi in una sfida all'assoluto?

A - Certamente anche si, ed infatti e gia accaduto nella storia: e stato assaltato, come sai, persino

il Sole! Oppure forse accade sempre, quando uno compie qualcosa di eccezionale, per volonta, e

magari assieme anche per sbaglio.

Z - Non e forse questa una contraddizione?

A - Non lo e se consideriamo lo sbaglio come parte del tutto, come parte necessaria della

contingenza.

Z - Non si tratta in tal modo forse altro che di una teoria generale dell'immanenza? Oppure

possiamo identificare lo sbaglio con il principio di ragion sufficiente?

A – Detto cosi sembrerebbe settecentesco. Forse possiamo piuttosto dire che e manifestazione

della realta della trascendenza nella sua interezza, del pleroma? Se parliamo ad esempio del

mondo materiale, riscontriamo un'oscillazione alla base della linearita. Questo vale per un raggio di

luce, come per un motore a scoppio. Vedi, nella fattispecie, nel mondo della meccanica, una biella

trasforma il moto alternativo in moto rotatorio, dunque crea la possibilita di un continuum di

rotazione delle ruote di un veicolo partendo dall'oscillazione irregolare lungo un'asse secondo un

moto alternativo. Il suo movimento e ivi determinato dalla fase di scoppio, che conseguentemente

spinge fortemente verso il basso il pistone, che a sua volta ritorna poi su seguendo l'impeto del

movimento attraverso il meccanismo che ne determina l'asse di scorrimento. Ebbene, e da questo

movimento irregolare, variabile, che possiamo trarre una velocita di spostamento costante di un

veicolo, e in questo sistema possiamo riscontrare aberrazioni misurabili. Fatto sta che il mondo e

molto piu complesso di un cilindro e di un pistone montato su un albero motore, di un flusso di

benzina che passa dal getto di un carburatore...

Ecco... se l'elettrico ad esempio fosse cosi eccezionale, dunque perche non si potrebbe usare per

viaggiare nello spazio, per mettere in orbita dei satelliti? Mi sbaglio? A chi ci dovremmo rivolgere

dunque? Non sono forse in ultima istanza l'ossigeno, il carbonio, e tutte le molecole articolate

secondo il logos, a dettare la condizione di necessita del fenomeno, la possibilita stessa della

nostra contingenza, e dunque, in un certo senso, la combustione che determina la spinta, il

movimento, avente il fuoco come causa prima?

Z - Non in senso assoluto, altrimenti saremmo portati a venerare la scintilla dalla quale il fuoco

scaturisce. Non e forse come abbiamo detto lo scompenso, lo scarto iniziale che alberga

nell'origine che determina il movimento, dunque la necessita del moto, quanto la differenza di

potenziale causa la corrente elettrica in un circuito, o l'induzione elettrostatica causa il fulmine che

scocca tra cielo e terra?

A – Stai effettivamente dicendo che qualcosa di incompleto determina il movimento del tutto che si

basa sull'incompleto. Non e forse un costrutto ridondante?

Z – Come potresti dimostrare che non sia semplicemente errato, mentre la realta della

compensazione si manifesta nella contingenza?

A- In effetti qualcosa potrebbe trovarsi nel tal istante da un'altra parte, perche e andato in giro,

errando in modo inaspettato rispetto all'andamento necessario per manifestarsi come un risultato

atteso, tale da poter essere individuato ed esattamente misurato. Questo posso ammettere che si

puo verificare non di rado nel corso dell'osservazione di un sistema stellare binario, che si rivela

spesso invece ad un esame piu attento essere ternario, o addirittura multiplo, in quanto lo stesso

errare dei reciproci astri si rivela dipendere dalla precisione di un sistema piu complesso, solo in

parte noto.

Z – Stai dunque ora ammettendo che si puo errare precisamente?

A - La misurazione del tempo in senso tradizionale e determinata dalla rotazione e dalla

rivoluzione terrestre, giusto? E se non mi importasse piu nulla di misurare il tempo, se decidessi di

uscire dalla misurazione del tempo, non dal tempo in senso metafisico, ma dalla sua griglia di

misurazione convenzionale. Cosa dovrei fare? Non dovrei forse stare fermo in un punto rispetto al

movimento di un sistema di riferimento? Non starei dunque in tal caso errando?

Z - Certamente e possibile anche errare stando fermi. Lo sanno in molti...

A - Per stare fermi, non basterebbe dunque viaggiare con un aereo supersonico a velocita uguale

e contraria della velocita di rotazione terrestre, alla data latitudine, in modo da poter rimanere

sempre nello stesso punto virtuale dello spazio, mentre la Terra gira sotto di noi? Non staremmo in

tal caso errando, e allo stesso tempo oscillando per compensare tutte le variazioni gravitazionali e

di difetto della sfericita terrestre, per non parlare dell'influsso delle tempeste elettromagnetiche e

del temibile vento solare? Non staremmo viaggiando in tal caso su un limite tendente alla

perfezione ma allo stesso tempo errando in quello scarto che ci permetterebbe di esistere nella

nostra finitezza?

Z - Questo e assolutamente ERRAZIONALE, se mi e concesso di usare un termine introdotto di

recente nel dibattito sul soggetto: 

“Errazionalismo”, Giovanni De Donà 2024

Post Relativism exhibition - Berlin Art Week opening - 11 Sept 2024


A – La sterile eclissi del soggetto termina ora con l'evidente inattualita dell'artificioso

prolungamento della stagione postmoderna. Cio riporta alla reale tensione necessaria tra soggetto

e mondo, e allo stesso tempo alla realta dei rapporti che portano alla possibilita della sua

aberrazione, al suo errare, e dunque il suo uscire realmente dalla griglia cartesiana della misura

pur riferendosi volontariamente ad essa senza tuttavia mai aderirvi completamente in ogni istante.

Allo stesso modo la fiamma di una candela non puo coincidere con una forma fissa, ma continua

ad ardere fino a che non finisce la candela, o non si spegne per qualche ragione...

Z - La traiettoria di un punto fermo e poetica dello spazio?

A - In senso artistico performativo, ipotizzando ad esempio di voler vivere per un determinato

tempo alla stessa ora solare, dovremmo in teoria dover viaggiare in aereo a velocita

opportunamente uguale a quella della rotazione terrestre a quella latitudine, ma in verso opposto

ad essa: circa 1670 km/h all’equatore, 670 km/h girando attorno al circolo polare artico, e via via

sempre meno salendo di latitudine. Il tutto per rimanere virtualmente nello stesso punto nel

sistema di riferimento, e alla stessa ora rispetto al sole. In extremis, se dotati di adeguata

attrezzatura, preparazione e supporto, dovremmo giungere al Polo Nord geografico, ivi rimanendo

imperniati sul nostro asse, e ruotando molto lentamente su noi stessi, per ottenere lo stesso

effetto. La lentezza necessaria a mantenere l'ora solare costante sarebbe tuttavia estenuante,

indubbiamente meno avvincente che sedere in un'aereo con l'illusione di rimanere fermi e di vivere

per un dato tempo costantemente ad esempio alle... tre e mezza.

Z- E questo... funzionerebbe anche con il Polo magnetico?

A - Il Polo magnetico, diversamente da quello geografico, si sposta ogni anno di decine di km per

via di dinamiche legate al nucleo terrestre, che determina lo stato del magnete su cui viviamo.

Essendo esso un punto erratico che segue l'incrocio del suo asse con la superficie terrestre,

seguirlo significherebbe ritrovarsi nel giro di qualche anno in Siberia, senza nemmeno sapere

magari piu neppure che ore sono!

Z - E non sarebbe in ogni caso come andare alla deriva senza saperlo?

A- Considerati il solo sistema orario di riferimento e una bussola, nel primo caso andremmo nostro

malgrado verso la lunga notte artica, visto che arriverebbe comunque come ogni sei mesi, e

neanche girando come una trottola qualcuno potrebbe fantasticare di potervi sfuggire. Nel secondo

caso invece ci sposteremmo meticolosamente attraverso mari gelati e calotte di ghiaccio, in

compagnia dell'oscillazione irregolare dell'ago magnetico della bussola impazzita, con un vento

siderale di fondo che neppure le volpi argentate riuscirebbero a sentire.

Z - Per rationem et errorem... ad inopinatum.